LUIGI FRANCAVILLA

TROMBETTISTA DI FAMA INTERNAZIONALE

Nacque a Corbara (SA) il 5 ottobre 1920 da Salvatore Francavilla e Maria Luigia Padovano. Trombettista di fama mondiale, fu una della massime espressioni sia nel campo della musica classica che di quella leggera.

Studiò musica all’orfanotrofio Umberto I di Salerno sotto la guida del M0 Giordano e si diplomò al conservatorio di Roma, all’età di sedici anni, sotto la guida del M0 Semproni.
A tal riguardo corre voce che, non essendo egli ancora maggiorenne, si dovettero falsificare i documenti per consentirgli di diplomarsi in così giovane età.
Subito dopo vinse il concorso per entrare a far parte dell’Orchestra di Santa Cecilia- Agli inizi della sua carriera si dedicò alla musica classica e il suo talento fu tale che, quando il trombettista della Filarmonica di New York venuto a suonare in Italia si ammalò, nessuno, tranne lui, se la sentì di sostituirlo nell’esecuzione di uno fra i più difficili brani musicali per tromba, il Petruska di Stravinsky.
In questo periodo conobbe la nipote del Papa Pacelli, Lilla Pacelli, alla quale si legò sentimentalmente.
In seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, partecipò alla Campagna di Russia dove fu fatto prigioniero e deportato in un campo di concentramento in Sicilia. Qui ebbe salva la vita grazie all1 intervento di una ballerina, che poi sposò per gratitudine.
In seguito rivide la nipote del Papa, che dopo la rottura del suo rapporto col musicista aveva deciso di farsi suora. Quest’incontro segnò profondamente la vita di Francavilla, che sempre portò nel cuore il rimorso di aver causato 1’ infelicità della donna.
Dopo molti successi nel campo della musica classica, cominciò a maturare in lui 1’idea di dedicarsi alla musica leggera ed in particolare al jazz, diffusosi anche in Italia con la venuta degli Americani durante la Seconda Guerra Mondiale.
In Italia suonavano le migliori trombe jazz del mondo e qui in sei mesi con l’ aiuto di Max Angelovic, Francavilla imparò il jazz superando in breve anche i più famosi trombettisti d’America: Benny Berigan e Ziggy Helman.
Infatti in una dedica di Max Angelovìc si legge: ‘‘ Al più grande trombettista che io abbia conosciuto ‘‘.
In questo periodo fondò 1’ orchestra Willy Frank con la quale partecipò per sei mesi ad un programma radiofonico ascoltato in America del Nord, che andava in onda tutte le sere a mezzanotte.
Fu con quest’orchestra che girò tutta l’Italia e che raggiunse un tale successo da essere definito la più celebre tromba della nazione.


Lavorò a Roma alla Casina delle Rose, fino a quando dei disguidi avuti con alcuni influenti personaggi del mondo della musica di allora, gli procurarono la rottura del contratto.Cifra enorme per quei tempi considerando che equivaleva al triplo dello stipendio percepito dall’allora Presidente della Repubblica.
Nel 1948-49 ha lavorato con la Compagnia del Carosello Napoletano con la quale si recò in tournee in Sud America.
Giunto in Brasile decise di non rientrare più in Italia sia per i difficili rapporti venutisi a creare con il mondo della musica italiana sia per la sua crescente passione per il jazz.
Vi rimase per 23 anni insieme alla sua seconda moglie giunta in seguito dall’Italia da cui ebbe due figli.
Divenne Direttore Artistico del Teatro Municipale di Rio de Janeiro, dell’ Orchestra della TV TUPI’, una delle televisioni più importanti del Brasile, della radio Mairin Vega e direttore dell’ Orchestra Universitaria Brasiliana.
Ebbe inoltre, prima che la moglie lo raggiungesse, una relazione con una ragazza brasiliana da cui nacque una figlia.
Quando non poté più suonare la tromba a causa di un enfisema provocatogli da una bronchite mal curata, come lui stesso diceva, studiò strumentazione per orchestra a Cincinnati e si dedicò solo alla composizione.
Tornò in Italia nel 1973 ed insegnò musica d’insieme nei conservatori di Cosenza, Avellino e Salerno. Passò gli ultimi anni della sua vita insegnando musica e cercando di realizzare delle prestigiose scuole musicali con lo stesso entusiasmo che aveva caratterizzato la sua gioventù.
Morì ad Angri (SA) il 22 febbraio 1978. Ebbe termine così la vita di un uomo che fece dell’amore per la musica e della generosità i punti fondamentali della sua esistenza.
Ci restano, a testimonianza della sua grandezza, le parole di Franco Catania che dice: ‘‘ Se fosse rimasto in Italia sarebbe stato il “papà” di tutti i trombettisti;

Ennio Morricone lo ha definito uno fra i più grandi trombisti di ogni tempo.